vorrei toccare le mie idee soprattutto quando sono deplorate
avevo un amico, uno scout frocio di nome Arthur;
a lui non dava fastidio la parola frocio.
avevo un amico, uno scout frocio,
spesso triste per il suo passato scout.
Arthur,
sei l’amico che voglio amare [in questo ferragosto marcio];
maestro del lungo, immenso, ragionato disordine di tutti i sensi
che io ancora rincorro annoiato [in questo ferragosto marcio].
soffro perché la mia vita non è un festino
e non lancio più alla Notte parole che escludono ogni perdono.
ma non sono il solo colpevole di tale melma nel pensiero,
Arthur.
per salvarmi provo a offendere la Bellezza
anche quando non è amara.
e ora aspetto di fuggire in Africa per spostare la mia battaglia,
più crudele di quella fra uomini.
poi,
un giorno,
dirò di essere sempre stato incerto;
lo dirò senza vergogna
e senza paura dei leoni-da-istituzione
e dei loro sorrisi acuti, costruiti, corrotti.
ora
li accarezzo come fossero gatti persiani
a caccia di fusa,
apprezzo i loro pullover bordò
e denigro i loro nemici:
uomini come me.
un giorno,
capirò che non ero meno merda di loro
anche se sono sempre stato incerto;
confesserò i miei peccati laici a chi mi ha amato:
uomini come me.
ho bisogno di una poltrona di pelle marrone
e di uno scotch con ghiaccio
ad una festa di artisti drogati
o di una strada con luci e insegne ovunque
e gente con cappelli e giacche colorate.